Settore Gpl – metano

Non è tutto oro quello che luccica.
Le statistiche mensili sulle immatricolazioni continuano a confermare la crescita delle vendite dei modelli a doppia alimentazione, un’ascesa iniziata con il boom del prezzo del petrolio del 2008 che ha portato la quotazione del barile a oltre i 140 dollari. Con la discesa del costo dell’oro nero la domanda bi fuel è rimasta consistente per la preoccupazione per l’instabilità del prezzo del greggio e per il rinnovo degli ecoincentivi a febbraio che, di fatto, consentono di avere gli impianti gratis.

 


A confermare il buon andamento del mercato italiano sono anche gli ultimi dati del “Rapporto Gpl e metano per autotrazione 2008-1° trimestre 2009” stilato da Consorzio Ecogas e Assogasliquidi. Nei primi tre mesi dell’anno i veicoli a doppia alimentazione immessi sul mercato sono stati 116.602, valore che, se mantenuto costante, porterebbe a chiudere il 2009 a quota 466.408 contro le circa 418.000 unità del 2008. Un incremento tendenziale dell’11,5% che dovrebbe far gioire gli operatori del settore. Eppure ad Autopromotec abbiamo sentito tanti voci preoccupate sul futuro del comparto. Cerchiamo di capire perché.

In discesa la domanda di trasformazioni aftermarket
Una prima risposta arriva da un’analisi più approfondita dei dati presenti nel “Rapporto”. I numeri fanno emergere con chiarezza che l’aumento dei modelli bi fuel è dovuto esclusivamente ai modelli omologati prima dell’immatricolazione, cioè quelli proposti da Case e importatori e che godono degli incentivi superiori. Nel primo trimestre le auto a Gpl omologate, o trasformate prima dell’immatricolazione, sono state oltre 41.000 (in tutto il 2008 erano 73.610), quelle a metano circa 30.000 (86.510 nel 2008). Viceversa, sono in forte flessione i collaudi, cioè gli impianti installati in aftermarket. Nei primi tre mesi del 2008 i sistemi a Gpl applicati dopo l’immatricolazione sono stati 37.764 con una proiezione annua a 151.000 unità (contro i 220.000 del 2008), quelli a metano 4554 con una stima finale di 18.200 (contro i 38.000). Le statistiche, quindi, indicano con precisione che le aziende del settore prive di accordi con le Case automobilistiche hanno visto ridurre drasticamente la propria domanda, con evidenti ripercussioni anche sul comparto degli installatori. Un quadro, per la verità, valido soprattutto per l’Italia dove praticamente tutti, o quasi, gli importatori hanno stipulato accordi con alcune imprese per la trasformazione bi fuel delle vetture della propria gamma.

La crisi del mercato mondiale
Ad aggravare la situazione delle aziende “indipendenti” generata dal mercato nazionale è arrivata la crisi finanziaria globale. Se in Italia il mercato, “drogato” dal sistema di incentivazione, è comunque in crescita generale, all’estero le cose vanno molto diversamente. Non abbiamo dati ufficiali sulla domanda mondiale di impianti a gas, ma diversi interlocutori sentiti alla Fiera di Bologna ci hanno assicurato che dagli ultimi mesi del 2008 il lavoro è crollato sensibilmente, anche in Paesi tradizionalmente con forte richiesta come Brasile e Thailandia. E il mercato estero rappresenta storicamente una quota predominante del fatturato della maggior parte delle aziende italiane del gas. La combinazione della riduzione della domanda interna ed esterna, quindi, rischia di tagliare l’ossigeno a diverse imprese che negli ultimi anni hanno investito molte risorse nello sviluppo di nuovi prodotti. Un rischio che in qualche caso è già concreto considerato che alcune aziende hanno messo in cassa integrazione parte dei dipendenti per far fronte al calo di lavoro.

La concorrenza di polacchi, turchi e cinesi
A preoccupare, in realtà, non è tanto la crisi economica in corso, ma le prospettive per il futuro. Se prima o poi l’economia mondiale comincerà a risalire, non è detto che la nuova crescita riporterà benessere alle aziende del comparto. I motivi di inquietudine sono tanti. Il primo è rappresentato dalla concorrenza straniera. “Polacchi e turchi – racconta uno degli operatori incontrati ad Autopromote – stanno assemblando kit che vendono a meno di un terzo del prezzo che pratichiamo noi. La qualità è un po’ inferiore, ma la differenza di costo è sensibile. Poi ci sono i cinesi che stanno copiando i nostri sistemi. Per il momento lo fanno male, ma è facile prevedere che perfezioneranno la produzione ed arriveranno sul mercato con prezzi stracciati”. Il secondo timore è dato dalle mosse delle Case automobilistiche. La “formula” italiana di accordi di fornitura diretta tra Gruppi automobilistici e produttori di impianti si sta rapidamente diffondendo a livello planetario con conseguente penalizzazione degli “indipendenti”. Una tendenza che ha fatto dichiarare a qualcuno “il mercato del gas aftermarket è finito. In tanti decenni che opero nel settore di crisi ne ho affrontate tante, ma una come questa mai. Non riesco a vedere prospettive di uscita. Forse l’unica è di trasformarci in fornitori di componenti altamente tecnologici”. Per la verità, non tutti la pensano alla stesso modo. C’è anche chi sostiene che un buon prodotto si vende sempre, che il mercato potenziale è immenso e che alla Case conviene pagare le aziende specializzate piuttosto che investire in proprio. E poi ci sono le sfide del futuro, come lo sviluppo degli impianti a metano liquido, che potrebbero modificare gli attuali equilibri. Il tempo ci dirà chi ha ragione.

Il futuro elettrico penalizzerà il gas?
Se gli “indipendenti” piangono, le aziende fornitrici delle Case avrebbero poco da ridere. Molti addetti del settore sono convinti che i costruttori di auto, come Fiat e Volkswagen, stiano acquisendo la tecnologia e iniziando lo sviluppo di impianti in proprio. Qualcuno è più cinico: “a tirare le fila del mercato sono in tre: petrolieri, Case auto e Governo. I primi, nonostante il calo delle vendite di carburanti tradizionali, sono contenti perché fanno affari con prodotti di scarto (il Gpl) e sono entrati nel mercato del metano. I secondi si rallegrano perché l’offerta di auto a gas permette loro di incrementare le vendite a costo zero. Anzi, con gli incentivi ci guadagnano pure. Il terzo è felice semplicemente perché i primi due lo sono. E francamente non credo che nessuno dei tre si preoccupi del nostro futuro”. Più di lungo termine è il timore di un altro esperto. “Nei prossimi anni è prevista la massificazione delle auto elettriche e ibride plug in con buona autonomia in modalità a emissioni zero. Se queste previsioni sono vere, allora è facile ipotizzare una minore rilevanza del comparto del gas. Non avrà più senso, infatti, trasformare le auto piccole e quelle per chi fa pochi chilometri all’anno”.

Fonte: Metanoauto.net

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