Nuove liberalizzazioni, i benzinai danno il via allo sciopero

Sono previsti sette giorni di chiusura delle pompe di benzina, ma le modalità e le date sono ancora da fissare. Queste ultime saranno decise a breve, ma sin d’ora sia chiaro che si tratterà indiscutibilmente di sette lunghi  giorni di chiusura degli impianti. 

LE MOTIVAZIONI – In un comunicato si spiega che “la scelta di intervenire sull’esclusiva di fornitura nella rete carburanti (a cui sta lavorando il governo, ndr) non produrrà alcun effetto sui prezzi, ma otterrà il risultato di far espellere i gestori dalla rete alla scadenza dei loro contratti e di far rendere loro dalle aziende petrolifere e dai retisti convenzionati la vita ancor più impossibile fin da subito. Non solo, perché la norma che autorizza gli impianti a funzionare 24 ore su 24 solo nella modalità self service senza più la presenza dell’operatore è un altro grossissimo chiodo piantato sulla bara della categoria. Insomma, ci vuole davvero coraggio a sostenere che queste siano le misure di sviluppo necessarie a far uscire dalla crisi economica il Paese”.

 UNA MOSSA  MEDIATICA- Secondo il presidente nazionale della Anisa questa fretta del Governo Monti di varare il decreto liberalizzazioni, mentre i carburanti sono vicini ai 2 euro al litro , “è una mossa tutta politica per dare una qualche risposta mediatica alle tensioni sui prezzi. Insomma, dopo avere pescato a piene mani sulla fiscalità dei carburanti (un anno fa i prezzi italiani della benzina stavano al decimo posto in Eurolandia, oggi sono al primo posto) si vuol fare intendere agli italiani di restituire loro qualcosa scagliando il pallone nella rete del sistema distributivo senza curarsi di chi se la prende direttamente in faccia”. Gli fa eco Squeri, che ricorda come “da un anno a questa parte la responsabilità dell’aumento del prezzo della benzina è dovuta per l’80% all’aumento delle imposte deciso con le reiterate manovre sulle accise, mentre l’aumento della materia prima ha inciso per il 20%. I costi di distribuzione pesano sul prezzo finale circa per meno del 10% (poco più del 2% lo percepisce il gestore, un importo fisso qualunque sia il prezzo del prodotto), contro una quota di imposte che vale il 60% del prezzo della benzina”.

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